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    November 29

    Ma che bello il mio lavoro

    Innanzi tutto devo dire che una parte del mio lavoro consiste nel canonico lavoro di commessa. questo in una graziosa, ben avviata e serissima libreria. i clienti per la verità ci deliziano in continuazione con le loro richeste e le loro lamentele che vanno, più o meno, da chi si arrabbia perchè non teniamo il romanzo di DRAGON BALL (e ho il mio bel daffare a spiegare che è un manga) a chi desidera la Divina Commedia, "ma in italiano".

    Succede un po' di tutto, come in ogni lavoro a contatto con la gente.

    La curiosità che affascina i miei amici riguarda i libri Per adulti. Qualunque libreria ne tiene qualcuno, e il genere spazia dal più classico kamasutra, alle guide tipo "fallo felice" (il doppio senso è rigorosamente voluto), passando per racconti e romanzi erotici, e i peggiori libri fotografici nella storia dell'editoria.

    regola numero uno:i clienti che maggiormente cercano questo genere di testi sono donne.

    regola numero due: non è mai per lei, è sempre un regalo.

    regola numero tre: non è mai della mia città.

    regola numero quattro:non è che è proprio un regalo, è più uno scherzo...

    regola numero cinque: più il commesso tiene un'aria professionale e seria più la cliente si sentirà imbarazzata

    regola numero sei:l'amica oggetto di scherzo è sempre una santarellina da risvegliare...

    regola numero sette: la cliente non tocca mai con mano questi libri. paura delle impronte digitali?

    regola numero otto: dieci su dieci acquisteranno il libro

    regola numero nove: dieci su dieci non chiederanno la confezione regalo

    regola numero dieci:nessuno compra il kamasutra. be', in effetti vedendo certe immagini si può pensare che sia necessario diventare acrobati per divertirsi un po'...   e per fortuna che ogni tanto ci spezzano così la routine, sai che noia il codice da vinci???

     

     

    November 21

    errata corrige

    Il precedente intervento merita un'aggiunta: manca infatti la prima strofa! mea culpa... chiedo perdono ai grandissimi gem boy
     
    drin drin drin drin
    ciao stupenda
    ho nel cuore una tormenta
    non so perchè
    penso sempre a te
    ti andrebbe una sera di uscire con me
     
     
    Ancora perdono...

    Un testo davvero speciale


    drin drin drin drin
    ciao amore
    non ci vediamo già da troppe ore
    mi manchi lo sai mi stavo chiedendo
    cosa in questo momento starà facendo...
    drin drin drin drin
    ciao come va stasera dimmi che cosa si fa?
    sono un pò stanco ma certo che t'amo
    va bene anche se non ci vediamo.....
    drin drin drin drin
    eccoci qua
    di uscire stasera non mi va
    ma si che sto bene
    non ho niente
    mi sento un pò strano ultimamente

    drin drin drin drin
    adesso che cosa vuoi
    non ho voglia di parlare di noi
    scusa sto uscendo con un amico mio
    non preoccuparti, ti richiamo io.....

    drin drin drin drin
    pronto chi sei?
    non mi è comparso il numero sul display...
    ah, sei tu
    tu tu tu tu tu tu.....

    Gemboy Tel informazione gratuita, il cliente da lei chiamato non è più raggiungibile, la invitiamo a non riprovare più tardi, grazie
    Gemboy Tel free message, the customer you diald is not available at the moment.
    Please don't try again later, thank you


    (Grazie a Giulia per questo testo)
    November 20

    1984

    1984 è il capolavoro di George Orwell.
    Scritto nel 1948, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le future generazioni. Tre sono le superpotenze in costante lotta tra loro di cui il mondo è composto: Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace ed è governata secondo i principi del Socing (socialismo inglese) dall’onnisciente Grande Fratello, ritratto negli enormi manifesti che campeggiano ovunque insieme agli slogan del Partito: “La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza”. Qui si svolge tutta la vicenda narrata. E’ un romanzo di fantasia, estremo e terribile, ma proprio per queste ragioni è in grado di mostrarci la vera natura di molte società oggi esistenti e le loro potenzialità. Telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllano i cittadini e la Psicopolizia si occupa di eliminare con solerzia coloro che dissentono dalle linee del partito.
    Winston Smith, il protagonista del racconto, è un membro esterno del partito e lavora al Ministero della Verità dove modifica articoli, corregge libri, riscrive documenti che non siano in accordo con le direttive del Grande Fratello e altera la storia. Non è possibile vivere in maniera differente dagli usi e costumi imposti; non è possibile amare, non è possibile ricordare, soprattutto non è possibile pensare.

    Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?

    Ma Winston odia in segreto il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante questo sia un crimine gravissimo. Incontra Julia di cui si innamora nonostante l’amore, e, il sesso, siano anch’essi proibiti. Entrambi decidono di collaborare con una organizzazione clandestina che ha lo scopo di combattere il Grande Fratello, ma quando confidano le loro intenzioni ad O’Brien, che credono dalla loro parte, scoprono che questi è un agente segreto del Partito che avrà il compito di “rieducarli”…
    Un invito a non perdere la consapevolezza di sé e la propria coscienza, una esortazione a non smarrire la propria memoria e la propria individualità.
    Una narrazione geniale.

    www.my-libraryblog.com

    Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

     
    Lo scrittore nordamericano Ray Bradbury scrisse il suo più celebre romanzo Fahrenheit 451 nel 1951 con il titolo originario The fireman e venne pubblicato nel 1953. Considerato tra i più grandi autori di letteratura fantascientifica, Bradbury ha ambientato la storia in un ipotetico futuro in cui la lettura di libri è considerata un grave reato e i vigili del fuoco hanno il compito di appiccare incendi ovunque esistano volumi da distruggere. Il titolo del romanzo si riferisce appunto alla temperatura di 451 Fahrenheit che è quella a cui brucia spontaneamente la carta.
    Il protagonista del romanzo è l’irreprensibile vigile del fuoco Guy Montag che da anni rintraccia coloro che delinquono leggendo o detenendo libri e da loro fuoco. Questa società futuristica è improntata sulla televisione come sistema di comunicazione, di informazione e soprattutto di istruzione di tutti i cittadini. E’ una televisione interattiva e il governo se ne serve affinché i cittadini possano recepire ciò che è stato definito giusto o sbagliato.
    Un giorno come tanti, Montag legge un piccolo trafiletto di un libro e comincia a nascondere in casa propria alcuni volumi. Questo atteggiamento si verifica contemporaneamente alla conoscenza della giovane vicina Clarisse. La ragazza gli racconta che c’è stato un tempo in cui leggere e scrivere non era reato e in cui i vigili del fuoco avevano il compito di spegnere gli incendi e non di provocarli. La famiglia di Clarisse non possiede televisione e trascorre le serate parlando e scambiando opinioni. La cosa strana per Montag è che sembra una famiglia davvero serena e felice. Gli viene perciò spontaneo chiedersi se la sua è una esistenza altrettanto gioiosa insieme alla giovane moglie Mildred. Purtroppo la risposta che trova senza tanta fatica è che non lo è affatto. La moglie ha appena tentato il suicidio ingerendo barbiturici, non desidera bambini ed è completamente succube degli schermi televisivi. Lei e Montag nonostante anni di convivenza non si conoscono affatto, ma quel che è più sconcertante è che da parte della moglie non c’è alcun desiderio di creare complicità, non c’è alcun desiderio d’amore. Una sera poi rimane sconvolto dalla decisione di una vecchia signora che, pur di non abbandonare la sua biblioteca, preferisce lasciarsi ardere viva insieme ai suoi libri. Montag comprende che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nella sua vita e i libri gli aprono invece un mondo nuovo. Questo nuova presa di coscienza porta alla sua rovina: la moglie lo denuncia e lo abbandona; il suo capo e i suoi colleghi gli si rivoltano contro. Quando giungono a casa sua per incendiare i libri che vi ha nascosto, Montag, costretto a partecipare egli stesso all’operazione, si ribella e provoca la morte del suo capo Beatty, ma prima di essere arrestato riesce a fuggire. Viene scatenata una vera e propria caccia all’uomo, ma fortunatamente Montag, rifugiatosi in campagna, incontra un gruppo di persone che come lui credono nel valore dei libri e che lo aiutano. Hanno trovato un sistema per tramandare la conoscenza e non essere considerati dei nemici pubblici…
    Nel 1966 è stato tratto da questo romanzo il celebre film diretto da Francois Truffaut con Oskar Werner e Julie Christie. Indubbiamente un buon film anche se non è riuscito a pieno nell’intento di trasporre e per certi versi sconvolgere come il libro.
    Fahrenheit 451 possiede numerose analogie con
    1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Meritano tutti di essere letti, anche se credo che 1984 sia il più complesso e ricco.

    Il mondo di Fahrenheit 451 è un incubo e chiunque leggerà questo libro si renderà conto di quanto abbia precorso i tempi, di quanto sia stato profetico. Persone che non possono fare a meno degli schermi televisivi, automi che ingurgitano informazioni senza alcuna possibilità di selezionare e scegliere; libri e cultura banditi come nemici della società civile; idee e ideali inesistenti.
    Un quadro spettrale, ma per certi versi attualissimo

    November 12

    La strada, McCarthy

    Tratto dal sito:   http://librinuovi.devep.org/

    Cormac McCarthy
    La strada
    Einaudi
    trad. M. Testa

    Confesso una debolezza: mi hanno sempre incuriosito, aldilà degli effettivi pregi artistici, tutti i libri, i film, i racconti del genere post-apocalittico. Quelli cioè ambientati «dopo»: dopo l'esplosione della guerra termonucleare, dopo lo scioglimento dei ghiacci del pianeta, dopo insomma una catastrofe qualsiasi, purché essa abbia sterminato buona parte della razza umana e precipitato i pochi superstiti in una condizione da medioevo prossimo venturo o peggio. Tanto per capirci, un sottogenere dove stanno insieme piccoli capolavori della letteratura come le Cronache del dopobomba di Philip Dick, film cult come Il pianeta delle scimmie (quello con Charlton Heston), onesti prodotti di artigianato come il Mad Max di Mel Gibson e solenni scemenze come il serial televisivo Jericho, andato in onda la primavera scorsa.
    Tutto questo per dire che ho iniziato a leggere La strada, l'ultimo romanzo dell'americano Mc Carthy, soprattutto perché attratto dall'idea di fondo, ampiamente pubblicizzata sia nelle recensioni che nei lanci pubblicitari, ammesso che tra le prime e i secondi esista ancora qualche differenza: un uomo e un bambino, padre e figlio, percorrono le strade di un mondo stravolto dall'apocalisse nucleare.
    È un mondo freddo, battuto continuamente da una pioggia gelida e sporca. Un mondo buio, perché il sole non riesce più a bucare la coltre di cenere che le esplosioni hanno sollevato. Un mondo pericoloso, dove i pochi superstiti si sono lasciati alle spalle qualsiasi remora religiosa o morale e sopravvivono cibandosi di carne umana.
    Sotto quest'aspetto, il romanzo di Mc Carthy si fa apprezzare per la forza dell'invenzione delle immagini e della scrittura. Si veda a proposito la descrizione allucinata dell'oceano morto davanti al quale i due protagonisti, l'uomo e il bambino, si ritrovano, al termine del loro viaggio:

    Laggiù c'era la spiaggia grigia con le onde lente che si infrangevano pigre e plumbee, e il loro suono distante. Come la desolazione di un qualche mare alieno che bagnava le coste di un mondo sconosciuto. Più al largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata. Ancora oltre, l'oceano vasto e freddo, che si muoveva pesante come le scorie di fusione dentro una vasca sollevata lentamente. E infine la linea di groppo grigia di cenere. L'uomo guardò il bambino. La sua faccia tradiva la delusione. Mi dispiace che non sia blu, disse. Non fa niente, disse il bambino […] Piccole masse vetrose che galleggiavano sulla superficie dell'acqua, ricoperte di una crosta grigia. Ossa di uccelli marini. Lungo la linea di marea un fitto tappeto di alghe e milioni di lische di pesce a perdita d'occhio come un'isoclina di morte. Un'unica immensa sepoltura salata…

    Fa parte dello stile di Mc Carthy il gusto per le immagini forti e, in questo caso, l'evocazione vivida degli orrori in cui è precipitata la misera umanità superstite: il sotterraneo nel quale una banda rinchiude uomini e donne per cibarsene, e una delle vittime sta buttata su un materasso, con due moncherini al posto delle gambe, evidentemente già divorate dai carnefici, oppure i resti di un accampamento in una radura nel bosco, con un neonato «decapitato e sventrato» infilzato su uno spiedo.
    Il libro non è solo questo, però. Al contrario, ne La strada c'è molto di più, e di meglio. C'è l'evocazione, struggente, del rapporto tra padre e figlio. Un rapporto che brilla come un diamante, una perla purissima nel mare di fango e di cenere che li circonda.
    I due sono «l'uno il mondo intero dell'altro». L'uomo si prende cura del bambino con una tenerezza e sollecitudine rese ancora più disperate dallo sforzo di salvaguardare non solo la vita, ma anche l'anima del ragazzo. Egli è deciso a non far spegnere nel figlio quello che i due chiamano «il fuoco» e che non è altro che il residuo senso di umanità, l'elementare fraternità tra gli esseri viventi: un sentimento che spinge il bambino a supplicare il padre di aiutare un vecchio vagabondo incontrato lungo il cammino, a commuoversi per la sorte di un cane che ha sentito ululare tra le macerie e per quella di un altro bambino, che ha creduto di intravedere sulla veranda di una casa distrutta.
    In questo mondo desolato e barbarico, padre e figlio si muovono come circondati da una fragile sfera di luce e di calore, che emana da loro stessi, dal loro reciproco amore, e che li mantiene al riparo della desolazione, dello squallore e della violenza indicibile che li assedia continuamente.
    Non è facile trattenere la commozione quando si legge del padre che, dopo una giornata di cammino in mezzo a strade di fango e cenere, inseguiti da mostruose creature che di umano hanno conservato solo il nome, al riparo di un misero telo di plastica o rintanati come topi in luride cantine, si preoccupa di ripulire alla meglio il bambino, di fargli il bagno appena ha un poco di acqua a disposizione, di preparargli una cena con le scatolette rimediate chissà dove, perfino di leggergli una favola prima di mettersi a dormire. E poi: le notti all'addiaccio abbracciati stretti, con la mano dell'uomo che accarezza i capelli biondi e il corpicino scheletrico del bambino, i risvegli dell'adulto, con il suo primo pensiero che va al piccino e il sollievo di sentirselo ancora sdraiato al fianco, addormentato oppure già sveglio e immerso in chissà quali pensieri, la gioia di potergli offrire una lattina di cocacola strappata a un distributore automatico…
    Il bambino è l'ultima, unica speranza dell'uomo, «l'unica cosa che lo separa dalla morte». Ma non solo: il piccino, nella sua purezza, nella sua disperata ricerca dei «buoni» ai quali riunirsi, nella sua convinzione di portare dentro di sé il «fuoco», è anche l'estrema testimonianza, per quanto fragile e minacciata, della sopravvivenza eterna di qualcosa che va aldilà di tutto l'orrore possibile e immaginabile della Storia. Qualcosa che, sembra suggerire Mc Carthy nelle pagine più belle del romanzo, potremmo anche chiamare Dio.

     
    Giusto per non lasciare lo spazio blog del tutto vuoto, vorrei segnalare uno dei miei siti preferiti: http://librinuovi.devep.org/
    Recensioni, forum... a me piace molto, ma avrei piacere a conoscerne anche altri